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	<title>Commenti a: I nuovi Principi guida della Cooperazione sanitaria italiana</title>
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	<description>Uscire da se stessi, guardare agli altri, al mondo</description>
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		<title>Di: Giorgio M Cortassa</title>
		<link>http://saluteinternazionale.info/2009/07/i-nuovi-principi-guida-della-cooperazione-sanitaria-italiana/comment-page-1/#comment-429</link>
		<dc:creator>Giorgio M Cortassa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 10:58:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://saluteinternazionale.info/?p=2620#comment-429</guid>
		<description>Sono d&#039;accordo con i colleghi e segnalo anche la rilevanza, sulla base della mia esperienza personale, della Medicina d&#039;Emergenza, non solo come salva-vita, ma anche come legame tra il territorio e l&#039;ospedale, cioè tra la PHC e la SHC, capace di  far sviluppare entrambi con il suo  &quot;traino&quot; tecnologico. La Cooperazione Italiana ha fatto molto in questo campo, specialmente in Cina ed in Tibet, con buoni risultati tecnico/clinici e (forse ancor  più importante) acquisendo molti dati di rilievo sul reale funzionamento del servizio sanitario ... anche perchè in emergenza non c&#039;è spazio per nessuna tergiversazione! Comunque parlando di primary surgery e di primary anaesthesia mi risulta impossibile non citare il classico, monumentale, magnifico lavoro di Maurice King &amp; C. sponsorizzato da GTZ nel 1990 e concretizzatosi nei tre volumi: Primary Surgery Trauma, Primary Surgery Non-Trauma e Primary Anaesthesia, sui quali molte ore ho passato in Tibet a studiare ... alla luce delle candele al burro di yak! Se non li avete (sono difficili da trovare) vi consiglio questo link: 
         http://ps.cnis.ca/wiki/index.php/Main_Page
Forse si potrebbe contribuire tutti oggi ad una riedizione aggiornata di questo lavoro.
Cordialità e buon lavoro a tutti
Giorgio Cortassa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con i colleghi e segnalo anche la rilevanza, sulla base della mia esperienza personale, della Medicina d&#8217;Emergenza, non solo come salva-vita, ma anche come legame tra il territorio e l&#8217;ospedale, cioè tra la PHC e la SHC, capace di  far sviluppare entrambi con il suo  &#8220;traino&#8221; tecnologico. La Cooperazione Italiana ha fatto molto in questo campo, specialmente in Cina ed in Tibet, con buoni risultati tecnico/clinici e (forse ancor  più importante) acquisendo molti dati di rilievo sul reale funzionamento del servizio sanitario &#8230; anche perchè in emergenza non c&#8217;è spazio per nessuna tergiversazione! Comunque parlando di primary surgery e di primary anaesthesia mi risulta impossibile non citare il classico, monumentale, magnifico lavoro di Maurice King &amp; C. sponsorizzato da GTZ nel 1990 e concretizzatosi nei tre volumi: Primary Surgery Trauma, Primary Surgery Non-Trauma e Primary Anaesthesia, sui quali molte ore ho passato in Tibet a studiare &#8230; alla luce delle candele al burro di yak! Se non li avete (sono difficili da trovare) vi consiglio questo link:<br />
         <a href="http://ps.cnis.ca/wiki/index.php/Main_Page" rel="nofollow">http://ps.cnis.ca/wiki/index.php/Main_Page</a><br />
Forse si potrebbe contribuire tutti oggi ad una riedizione aggiornata di questo lavoro.<br />
Cordialità e buon lavoro a tutti<br />
Giorgio Cortassa</p>
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		<title>Di: G. Busato</title>
		<link>http://saluteinternazionale.info/2009/07/i-nuovi-principi-guida-della-cooperazione-sanitaria-italiana/comment-page-1/#comment-284</link>
		<dc:creator>G. Busato</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 15:31:19 +0000</pubDate>
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		<description>Approvo di tutto cuore e tutta comprensione il commento di Giorgio Pellis: la chirurgia nei PVS è da considerarsi fra le &quot;neglected diseases&quot; e la correlata anestesia, oltre ad essere troppo spesso inefficace ed inumana, è gravata da mortalità e morbilità dell&#039;ordine di centinaia di volte superiore a quello che è (malamente) accettabile nei Paesi opulenti. Il tutto ha a che fare con una tecnologia (=strumenti, procedure e personale) non solo insufficiente ma anche da bricolage. La risposta non è l&#039;esportazione della nostra tecnologia ridondante, eccessiva, complessa, costosissima e, in definitiva, poco efficiente (esportazione troppo spesso pretesa da colleghi che fanno del &quot;turismo sanitario&quot; e attuata da donazioni incongrue) , la risposta è lo sviluppo di una tecnologia appropriata e sostenibile, nuova,come invocato anche dalla OMS. Mettiamoci mano concretamente, anche a beneficio di tanti piccoli produttori italiani ingoiati dalle multinazionali della tecnologia sanitaria.
Ed il discorso vale anche per sterilizzazione, strumentazione chirurgica, diagnostica per immagini, laboratorio, fonti energetiche, produzione di ossigeno.
Giannino Busato</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Approvo di tutto cuore e tutta comprensione il commento di Giorgio Pellis: la chirurgia nei PVS è da considerarsi fra le &#8220;neglected diseases&#8221; e la correlata anestesia, oltre ad essere troppo spesso inefficace ed inumana, è gravata da mortalità e morbilità dell&#8217;ordine di centinaia di volte superiore a quello che è (malamente) accettabile nei Paesi opulenti. Il tutto ha a che fare con una tecnologia (=strumenti, procedure e personale) non solo insufficiente ma anche da bricolage. La risposta non è l&#8217;esportazione della nostra tecnologia ridondante, eccessiva, complessa, costosissima e, in definitiva, poco efficiente (esportazione troppo spesso pretesa da colleghi che fanno del &#8220;turismo sanitario&#8221; e attuata da donazioni incongrue) , la risposta è lo sviluppo di una tecnologia appropriata e sostenibile, nuova,come invocato anche dalla OMS. Mettiamoci mano concretamente, anche a beneficio di tanti piccoli produttori italiani ingoiati dalle multinazionali della tecnologia sanitaria.<br />
Ed il discorso vale anche per sterilizzazione, strumentazione chirurgica, diagnostica per immagini, laboratorio, fonti energetiche, produzione di ossigeno.<br />
Giannino Busato</p>
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	<item>
		<title>Di: Giorgio Pellis</title>
		<link>http://saluteinternazionale.info/2009/07/i-nuovi-principi-guida-della-cooperazione-sanitaria-italiana/comment-page-1/#comment-281</link>
		<dc:creator>Giorgio Pellis</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 10:06:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://saluteinternazionale.info/?p=2620#comment-281</guid>
		<description>Gentili recensori,
sono contento che anche nel nostro paese si apra una riflessione sulla riproposizione dei principi di Alma Ata.
Sono tuttavia rimasto dispiaciuto che ancora oggi non si accolga a nessun livello la Primary Surgery come una parte integrante della Primary Health Care, quasi che 30 anni di riflessioni, vicissitudini e esperienze non siano state ancora sufficienti per far accogliere le discipline chirurgiche all&#039;interno di quest&#039;area di interesse.
Per lo meno, dal testo non lo si comprende con chiarezza.
Non desidero qui riportare i dati di impatto delle malattie chirurgiche nel mondo (in primis nei Paesi Poveri)e particolarmente dell&#039;effetto distruttivo che esse hanno su economie di sussistenza. Si pensi a cosa significa un malattia chirurgica o un grave trauma in un giovane adulto.
Dimenticare il versante chirurgico (e anestesiologico) della medicina o relegarne la visione ai soli aspetti ostetrici, perpetua una visione inutilmente limitativa della realtà sanitaria che si continua ad incontrare nei Paesi Poveri e continua a dilazionare  la responsabilità dei sistemi pubblici di fronte alle necessità di una medicina dignitosa, non escludente, competente, aggiornata.
Si continua a lasciar credere, nonostante una crescente evidenza del contrario, che queste patologie si possano affrontare solo a patto di costi elevati, inaffrontabili da bilanci sanitari ridotto all&#039;osso e che quindi il modo più realistico per risolvere il problema sia accantonarlo.
Una comunità medica che scotomizza il settore chirurgico, di fatto relega nel limbo del &quot;not politically correct&quot; la discussione sulle tecnologie appropriate per i Paesi a Basse risorse e così facendo evita il discorso sulle responsabilità dei produttori di questi presidi.
Una volta di più le malattie chirurgiche dei poveri fonoscono fra le Neglected Diseases.
Grazie per l&#039;ospitalità.
Giorgio Pellis.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentili recensori,<br />
sono contento che anche nel nostro paese si apra una riflessione sulla riproposizione dei principi di Alma Ata.<br />
Sono tuttavia rimasto dispiaciuto che ancora oggi non si accolga a nessun livello la Primary Surgery come una parte integrante della Primary Health Care, quasi che 30 anni di riflessioni, vicissitudini e esperienze non siano state ancora sufficienti per far accogliere le discipline chirurgiche all&#8217;interno di quest&#8217;area di interesse.<br />
Per lo meno, dal testo non lo si comprende con chiarezza.<br />
Non desidero qui riportare i dati di impatto delle malattie chirurgiche nel mondo (in primis nei Paesi Poveri)e particolarmente dell&#8217;effetto distruttivo che esse hanno su economie di sussistenza. Si pensi a cosa significa un malattia chirurgica o un grave trauma in un giovane adulto.<br />
Dimenticare il versante chirurgico (e anestesiologico) della medicina o relegarne la visione ai soli aspetti ostetrici, perpetua una visione inutilmente limitativa della realtà sanitaria che si continua ad incontrare nei Paesi Poveri e continua a dilazionare  la responsabilità dei sistemi pubblici di fronte alle necessità di una medicina dignitosa, non escludente, competente, aggiornata.<br />
Si continua a lasciar credere, nonostante una crescente evidenza del contrario, che queste patologie si possano affrontare solo a patto di costi elevati, inaffrontabili da bilanci sanitari ridotto all&#8217;osso e che quindi il modo più realistico per risolvere il problema sia accantonarlo.<br />
Una comunità medica che scotomizza il settore chirurgico, di fatto relega nel limbo del &#8220;not politically correct&#8221; la discussione sulle tecnologie appropriate per i Paesi a Basse risorse e così facendo evita il discorso sulle responsabilità dei produttori di questi presidi.<br />
Una volta di più le malattie chirurgiche dei poveri fonoscono fra le Neglected Diseases.<br />
Grazie per l&#8217;ospitalità.<br />
Giorgio Pellis.</p>
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