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	<title>Commenti a: Le donne immigrate e la maternità: una scommessa di civiltà per l&#8217;Italia e per l&#8217;Europa</title>
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	<description>Uscire da se stessi, guardare agli altri, al mondo</description>
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		<title>Di: Giovanni Baglio - Angela Spinelli</title>
		<link>http://saluteinternazionale.info/2009/12/le-donne-immigrate-e-la-maternita-una-scommessa-di-civilta-per-litalia-e-per-leuropa/comment-page-1/#comment-971</link>
		<dc:creator>Giovanni Baglio - Angela Spinelli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 14:32:42 +0000</pubDate>
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		<description>Dalle indagini presentate emerge chiaramente il profilo di una popolazione di donne straniere che, nel corso della loro esperienza di immigrazione, si trovano esposte a tutta una serie di fattori di rischio per la salute, in gran parte riconducibili alle condizioni di emarginazione e di fragilità sociale in cui molte di loro vivono.
A tale proposito, il quadro relativo all’assistenza in gravidanza può essere considerato emblematico e ripropone una sorta di perversa concatenazione causale: la marginalità sociale, vissuta come estraneità ai consueti circuiti dell’informazione e scarsa conoscenza dei percorsi sanitari, si traduce in difficoltà di accesso alle strutture; tale difficoltà è causa a sua volta di sorveglianza prenatale ritardata e/o ridotta, che finisce per accrescere il rischio di esiti negativi per la salute della donna e del bambino (rischio già reso elevato dalle condizioni di marginalità).
Rispetto a questa situazione, viene riaffermata da più parti la necessità di garantire una maggiore facilità di accesso al percorso nascita e all’assistenza sociosanitaria in genere. Sappiamo bene come tutto questo passi attraverso un complessivo ri-orientamento del sistema che implica, da una parte, un ripensamento dell’organizzazione interna dei servizi (apertura in fascia oraria pomeridiana e, in particolare, nella giornata del giovedì, disponibilità di mediatori culturali, formazione degli operatori); e dall’altra, un’effettiva apertura all’esterno, con interventi di offerta “attiva” da realizzare in stretta sinergia con le strutture del privato sociale impegnate sul campo e con in coinvolgimento delle comunità di immigrati.

Giovanni Baglio
Angela Spinelli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle indagini presentate emerge chiaramente il profilo di una popolazione di donne straniere che, nel corso della loro esperienza di immigrazione, si trovano esposte a tutta una serie di fattori di rischio per la salute, in gran parte riconducibili alle condizioni di emarginazione e di fragilità sociale in cui molte di loro vivono.<br />
A tale proposito, il quadro relativo all’assistenza in gravidanza può essere considerato emblematico e ripropone una sorta di perversa concatenazione causale: la marginalità sociale, vissuta come estraneità ai consueti circuiti dell’informazione e scarsa conoscenza dei percorsi sanitari, si traduce in difficoltà di accesso alle strutture; tale difficoltà è causa a sua volta di sorveglianza prenatale ritardata e/o ridotta, che finisce per accrescere il rischio di esiti negativi per la salute della donna e del bambino (rischio già reso elevato dalle condizioni di marginalità).<br />
Rispetto a questa situazione, viene riaffermata da più parti la necessità di garantire una maggiore facilità di accesso al percorso nascita e all’assistenza sociosanitaria in genere. Sappiamo bene come tutto questo passi attraverso un complessivo ri-orientamento del sistema che implica, da una parte, un ripensamento dell’organizzazione interna dei servizi (apertura in fascia oraria pomeridiana e, in particolare, nella giornata del giovedì, disponibilità di mediatori culturali, formazione degli operatori); e dall’altra, un’effettiva apertura all’esterno, con interventi di offerta “attiva” da realizzare in stretta sinergia con le strutture del privato sociale impegnate sul campo e con in coinvolgimento delle comunità di immigrati.</p>
<p>Giovanni Baglio<br />
Angela Spinelli</p>
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		<title>Di: ginevra</title>
		<link>http://saluteinternazionale.info/2009/12/le-donne-immigrate-e-la-maternita-una-scommessa-di-civilta-per-litalia-e-per-leuropa/comment-page-1/#comment-959</link>
		<dc:creator>ginevra</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 17:22:05 +0000</pubDate>
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		<description>vorrei sapere perchè le gravidanze delle donne immigrate risultano attraverso questi dati peggiori rispetto a quelle delle donne autoctone...quali sono i motivi psicologici o fisici di tutto ciò?
per favore rispondete...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>vorrei sapere perchè le gravidanze delle donne immigrate risultano attraverso questi dati peggiori rispetto a quelle delle donne autoctone&#8230;quali sono i motivi psicologici o fisici di tutto ciò?<br />
per favore rispondete&#8230;</p>
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