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	<title>Commenti a: Equità di accesso, addio?  Sistema sanitario italiano (SSN) vs quello britannico (NHS)</title>
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	<description>Uscire da se stessi, guardare agli altri, al mondo</description>
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		<title>Di: Gianfranco Domenighetti e Carlo De Pietro</title>
		<link>http://saluteinternazionale.info/2010/02/equita-di-accesso-addio-sistema-sanitario-italiano-ssn-vs-quello-britannico-nhs-2/comment-page-1/#comment-1081</link>
		<dc:creator>Gianfranco Domenighetti e Carlo De Pietro</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2010 20:20:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://saluteinternazionale.info/?p=3771#comment-1081</guid>
		<description>Ecco una nostra risposta “collettiva” ai commenti di Hanau, Pietti e Resi.

Crediamo dapprima  che sia cosa  desiderabile per i cittadini se l`attesa per l`accesso “pubblico” alla specialistica SSN potesse essere significativamente ridotta. 
Sappiamo anche che da un punto di vista teorico la libera professione intramoenia potrebbe ridurre la pressione sul SSN e quindi le liste di attesa per l&#039;attività istituzionale. La realtà però ha finora mostrato aziende SSN e Regioni che hanno regolamentato in modo assai blando la libera professione intramoenia. In tale situazione, l&#039;attività privata trae oggettivo giovamento da significative liste di attesa SSN
È altrettanto vero che l`obbiettivo dovrebbe essere l`equità e l`adeguatezza di processo. Sarebbe quindi interessante avere un confronto in tal senso tra l`accesso tramite SSN e intramoenia per procedure rilevanti e selezionate.
Dai dati che abbiamo raccolto per lo studio citato,  ma non pubblicati, risulta anche che la prevalenza di cittadini che dicono di aver fatto negli “ultimi due anni” alcune tipologie di prestazioni diagnostiche era significativamente molto più elevata in Italia rispetto al Regno Unito ( Italia versus UK :  TAC e RMI  19 % versus 13% ; ecografia 40% versus 4,5%; densitometria ossea 5,8% versus 3,7%; esame del sangue 79% versus 53%).  Anche la prevalenza di cittadini che dice di aver chiesto al medico in occasione dell`ultima visita medica prestazioni supplementari ( ad eccezione dei farmaci) è del 34% in Italia versus 12% nel Regno Unito. Questi dati sembrano postulare per l`Italia un “eccesso” di domanda probabilmente poco adeguata senza tuttavia sapere in quale misura  essa sia stata soddisfatta dall`accesso privato pagante o da quello pubblico.
Un altro dato , raccolto per un `altro studio non pubblicato, sembra evidenziare anche un problema legato all`organizzazione ed al management aziendale che potrebbe influire sulle liste di attesa. La densità per milione di abitanti di TAC e RMI secondo i dati dell`OCSE era nel 2005-6 più elevata in Italia rispetto alla Svizzera ( circa 42 versus 32 ). La prevalenza di cittadini che dice di aver fatto nel 2005-6 una TAC/RMI è identica per i due paesi ( 19%). Tuttavia in Svizzera le liste di attesa per queste prestazioni sono praticamente inesistenti. Ciò probabilmente significa che per motivi organizzativi, contrattuali o sindacali queste attrezzature nel SSN rimangono sottoutilizzate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco una nostra risposta “collettiva” ai commenti di Hanau, Pietti e Resi.</p>
<p>Crediamo dapprima  che sia cosa  desiderabile per i cittadini se l`attesa per l`accesso “pubblico” alla specialistica SSN potesse essere significativamente ridotta.<br />
Sappiamo anche che da un punto di vista teorico la libera professione intramoenia potrebbe ridurre la pressione sul SSN e quindi le liste di attesa per l&#8217;attività istituzionale. La realtà però ha finora mostrato aziende SSN e Regioni che hanno regolamentato in modo assai blando la libera professione intramoenia. In tale situazione, l&#8217;attività privata trae oggettivo giovamento da significative liste di attesa SSN<br />
È altrettanto vero che l`obbiettivo dovrebbe essere l`equità e l`adeguatezza di processo. Sarebbe quindi interessante avere un confronto in tal senso tra l`accesso tramite SSN e intramoenia per procedure rilevanti e selezionate.<br />
Dai dati che abbiamo raccolto per lo studio citato,  ma non pubblicati, risulta anche che la prevalenza di cittadini che dicono di aver fatto negli “ultimi due anni” alcune tipologie di prestazioni diagnostiche era significativamente molto più elevata in Italia rispetto al Regno Unito ( Italia versus UK :  TAC e RMI  19 % versus 13% ; ecografia 40% versus 4,5%; densitometria ossea 5,8% versus 3,7%; esame del sangue 79% versus 53%).  Anche la prevalenza di cittadini che dice di aver chiesto al medico in occasione dell`ultima visita medica prestazioni supplementari ( ad eccezione dei farmaci) è del 34% in Italia versus 12% nel Regno Unito. Questi dati sembrano postulare per l`Italia un “eccesso” di domanda probabilmente poco adeguata senza tuttavia sapere in quale misura  essa sia stata soddisfatta dall`accesso privato pagante o da quello pubblico.<br />
Un altro dato , raccolto per un `altro studio non pubblicato, sembra evidenziare anche un problema legato all`organizzazione ed al management aziendale che potrebbe influire sulle liste di attesa. La densità per milione di abitanti di TAC e RMI secondo i dati dell`OCSE era nel 2005-6 più elevata in Italia rispetto alla Svizzera ( circa 42 versus 32 ). La prevalenza di cittadini che dice di aver fatto nel 2005-6 una TAC/RMI è identica per i due paesi ( 19%). Tuttavia in Svizzera le liste di attesa per queste prestazioni sono praticamente inesistenti. Ciò probabilmente significa che per motivi organizzativi, contrattuali o sindacali queste attrezzature nel SSN rimangono sottoutilizzate.</p>
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		<title>Di: Davide Resi</title>
		<link>http://saluteinternazionale.info/2010/02/equita-di-accesso-addio-sistema-sanitario-italiano-ssn-vs-quello-britannico-nhs-2/comment-page-1/#comment-1048</link>
		<dc:creator>Davide Resi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 22:07:17 +0000</pubDate>
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		<description>Tema sempre attuale quello della equità di accesso ai servizi. Pongo alcune domande ai bravissimi autori e ai precisi commentatori: In un sistema che privilegia la prestazione a qualsiasi costo ha senso parlare di equità di accesso? Non sarebbe il caso di parlare di equità di processo, intesa come probabilità che un individuo entri in un processo assistenziale efficace? Poco importa se miglioriamo l&#039;accesso a prestazioni relativamente inefficaci! Molte liste di attesa &quot;gratuite&quot; sono ingolfate da un eccesso di richieste inappropriate! Vedo un sistema che soffre dal lato della domanda (poca trasparenza, cittadino informato solo dopo aver accettato la prestazione, ...) piuttosto che da quello dell&#039;offerta (siamo ancora il paese europeo con il maggior numero di medici pro-capite?)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tema sempre attuale quello della equità di accesso ai servizi. Pongo alcune domande ai bravissimi autori e ai precisi commentatori: In un sistema che privilegia la prestazione a qualsiasi costo ha senso parlare di equità di accesso? Non sarebbe il caso di parlare di equità di processo, intesa come probabilità che un individuo entri in un processo assistenziale efficace? Poco importa se miglioriamo l&#8217;accesso a prestazioni relativamente inefficaci! Molte liste di attesa &#8220;gratuite&#8221; sono ingolfate da un eccesso di richieste inappropriate! Vedo un sistema che soffre dal lato della domanda (poca trasparenza, cittadino informato solo dopo aver accettato la prestazione, &#8230;) piuttosto che da quello dell&#8217;offerta (siamo ancora il paese europeo con il maggior numero di medici pro-capite?)</p>
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	<item>
		<title>Di: luciano Pletti</title>
		<link>http://saluteinternazionale.info/2010/02/equita-di-accesso-addio-sistema-sanitario-italiano-ssn-vs-quello-britannico-nhs-2/comment-page-1/#comment-952</link>
		<dc:creator>luciano Pletti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 16:09:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://saluteinternazionale.info/?p=3771#comment-952</guid>
		<description>Non sono convinto che la spiegazione sia tutta e solo dell&#039;attività intramuraria libero-professionale dei medici. Una consistente quota di accesso out of pocket sussisterebbe anche se si togliesse di colpo il diritto alla libera professione dei medici dipendenti, perchè è noto che in una parte d&#039;Italia soprattutto l&#039;accesso a pagamento alle cure è fortemente radicato nelle consuetudini e prima ancora nella cultura.
L&#039;attività intra-muraria peraltro puo&#039; essere regolamentata in modo da non beneficiare dell&#039;allungamento delle liste d&#039;attesa e manterrebbe le sue ragioni ampliamento delle opportunità di accesso all&#039;offerta dei cittadini (scelta del professionista per es.)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono convinto che la spiegazione sia tutta e solo dell&#8217;attività intramuraria libero-professionale dei medici. Una consistente quota di accesso out of pocket sussisterebbe anche se si togliesse di colpo il diritto alla libera professione dei medici dipendenti, perchè è noto che in una parte d&#8217;Italia soprattutto l&#8217;accesso a pagamento alle cure è fortemente radicato nelle consuetudini e prima ancora nella cultura.<br />
L&#8217;attività intra-muraria peraltro puo&#8217; essere regolamentata in modo da non beneficiare dell&#8217;allungamento delle liste d&#8217;attesa e manterrebbe le sue ragioni ampliamento delle opportunità di accesso all&#8217;offerta dei cittadini (scelta del professionista per es.)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: carlo hanau</title>
		<link>http://saluteinternazionale.info/2010/02/equita-di-accesso-addio-sistema-sanitario-italiano-ssn-vs-quello-britannico-nhs-2/comment-page-1/#comment-951</link>
		<dc:creator>carlo hanau</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 15:32:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://saluteinternazionale.info/?p=3771#comment-951</guid>
		<description>Insieme all&#039;elevatissima percentuale di spesa pagata direttamente di tasca propria dai malati italiani, già nota, questa è un&#039;ulteriore dimostrazione a livello di comparazione internazionale che noi &quot;Cassandre&quot; avevamo ragione.
La possibilità di fare libera professione in ospedale era sembrata una bella scorciatoia per risparmiare sui costi pubblici (danno cessante) ed aumentare gli introiti della AZIENDA sanitaria e dei suoi dipendenti(lucro emergente).
Anche dal punto di vista morale, nel 1999 si è giustificata per decreto l&#039;azione un tempo detta con sprezzo:&quot;fare marchette&quot; (erano gli anni settanta del XX secolo, non il medioevo).
Fra un poco saremo costretti a rimpiangere l&#039;INAM, che garantiva equità a 30 milioni di italiani. Infatti si profilano tante mutue quanti sono i contratti collettivi nazionali di lavoro.
Grazie agli Autori della ricerca che dovrebbe aprire gli occhi a chi non vuole vedere che le code di attesa sono causa ed effetto di questo disastro annunciato per l&#039;equità.
Carlo Hanau</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme all&#8217;elevatissima percentuale di spesa pagata direttamente di tasca propria dai malati italiani, già nota, questa è un&#8217;ulteriore dimostrazione a livello di comparazione internazionale che noi &#8220;Cassandre&#8221; avevamo ragione.<br />
La possibilità di fare libera professione in ospedale era sembrata una bella scorciatoia per risparmiare sui costi pubblici (danno cessante) ed aumentare gli introiti della AZIENDA sanitaria e dei suoi dipendenti(lucro emergente).<br />
Anche dal punto di vista morale, nel 1999 si è giustificata per decreto l&#8217;azione un tempo detta con sprezzo:&#8221;fare marchette&#8221; (erano gli anni settanta del XX secolo, non il medioevo).<br />
Fra un poco saremo costretti a rimpiangere l&#8217;INAM, che garantiva equità a 30 milioni di italiani. Infatti si profilano tante mutue quanti sono i contratti collettivi nazionali di lavoro.<br />
Grazie agli Autori della ricerca che dovrebbe aprire gli occhi a chi non vuole vedere che le code di attesa sono causa ed effetto di questo disastro annunciato per l&#8217;equità.<br />
Carlo Hanau</p>
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